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Migrazione tra realtà e percezione

Sta girando in rete una intervista di Silvio Berlusconi al TG5 sul fenomeno migranti.

La semplicità con cui ha fornito dati realmente distorti mi ha fatto comprendere ancor di più come esista una grande differenza tra quella che è la nostra percezione sul fenomeno migratorio e quelli che sono i reali dati statistici, peraltro a tutti accessibili.

E allora scopriamo che sono 8 i miliardi di euro versati nelle casse dell’INPS dagli immigrati residenti nel nostro Paese e solo 3 i miliardi a loro annualmente erogati (saldo netto di + 5 miliardi) mentre i dati ISTAT dimostrano come negli ultimi dieci anni i reati (compresi i reati contro la persona) consumati siano in netto calo passando da 3 a 2.7 milioni.

Insomma, ci sono più stranieri e meno reati.

Eppure la nostra percezione di quanto stia accadendo è del tutto differente per cui il fenomeno sulla migrazione sta portando tutte o quasi le forze politiche a schierarsi per i rimpatri assecondando il famoso detto “aiutiamoli a casa loro”.

Pochi di noi però sanno quanto realmente si possa fare per fermare l’ondata di migrazione “incontrollata” a cui siamo abituati oramai da anni.

L’Europa si sta innanzitutto allineando su due concetti fondamentali: bisogna regolare i flussi e bisogna trovare corrette modalità di aiuto dei paesi africani di origine. I due concetti vengono poi riassunti nello studio di modalità di aiuto ai migranti che rientrano volontariamente nel loro paese con specifici incentivi per l’avvio di attività economiche che ne permettano un autonomo sostentamento.

Si pensi che i migranti dell’area Euro inviano a casa 440-450 miliardi di dollari all’anno sotto forme di rimesse per le loro famiglie (per circa 25 paesi una cifra pari al 10% del PIL). Di questi l’80% vengono utilizzati per i bisogni primari delle famiglie stesse e il solo 20% viene risparmiato od investito. L’aumento di tale flusso incentivato, un aiuto pubblico orientato agli investimenti, moltiplicherebbe le iniziative imprenditoriali private nei paesi di origine.

Oltre a quanto sta pensando di realizzare il nostro Governo, esistono già programmi previsti ad esempio dalla Francia che prevede un assegno di 7.000 euro per ogni migrante che fa ritorno al proprio paese di origine a patto che vi sia una rendicontazione dell’investimento in attività economiche.

La realtà attuale in ogni caso sta imponendo all’Europa anche ragionamenti sulla regolazione dei flussi con maggiore vigilanza e con misure più o meno drastiche. Il tutto però accettando l’idea che sia necessario incentivare sia l’emigrazione di ritorno che quella circolare, rappresentata dai migranti di seconda e terza generazione che non escludono, una volta realizzati, di far ritorno al loro paese.

Tali flussi possono essere regolamentati unicamente con accordi quardro con i paesi della cintura della emigrazione africana. Accordi simili, in altri tempi, li siglammo anche noi, negli anni 50 con Germania e Svizzera.

In un mercato del lavoro molto diverso, oggi una migrazione selettiva a fronte della crescente età media europea, è a noi molto utile.

L’Europa sta pensando di finanziare la nuova politica dei rimpatri con parte dei fondi europei della Cooperazione allo Sviluppo finanziando anche programmi di informazione in cambio di aiuti struttuali alle economie delle regioni che più danno origine ai migranti. Si parla quindi di risorse per strade, acqua e luce in cambio di informazione imparziale sui rischi di una migrazione non controllata.

Insomma…qualcosa si sta muovendo e l’Italia è in prima linea in tutti questi progetti mai prima avviati. Sentire Berlusconi parlare del 2011 e di quanto fosse stato bravo a fermare gli sbarchi facendo accordi con Gheddafi mi fa però capire che ancora molto il Governo e il Partito Democratico devono fare per cambiare la reale percezione del fenomeno nel nostro Paese.

 

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