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La Festa della Liberazione a Cairo Montenotte

Questa mattina, in occasione delle celebrazioni per la Festa di Liberazione, in piazza della Vittoria presso il Monumento ai Partigiani oneri e preghiere per i Caduti con la partecipazione della Banda Musicale “Giacomo Puccini” di Cairo Montenotte e, a seguire, nell’Anfiteatro orazioni di Leda Bertone, presidente dell’Anpi di Cairo, e del sottoscritto.
Il 25 aprile è la Festa della Liberazione e delle Libertà.
Una libertà conquistata purtroppo a caro prezzo con la vita di tanti giovanissimi, uomini, donne.
Oggi, ricordiamo questo giorno di storia perché è una data che ci deve fare avere sempre ben presente il valore della democrazia, della tolleranza, del rispetto.
Non c’è età o generazione per questi valori, non c’è tempo che passa.
Sono valori di cui beneficiamo oggi, tutti i giorni, tutti, indistintamente.
W il 25 aprile.


25 aprile 2017 | Cairo Montenotte

Autorità, civili e militari,
combattenti della Guerra di Liberazione,
rappresentanti delle Associazioni d’Arma,
cari concittadini,

porgo a tutti voi il saluto della città di Cairo Montenotte, ringraziandovi per la vostra partecipazione alla celebrazione dell’anniversario della ricorrenza del 25 Aprile, che rappresenta il momento della nascita del nostro Stato, libero e democratico.

Si concludono oggi, nel modo più solenne, di fronte al Monumento ai nostri Partigiani Caduti, le tante iniziative che l’Amministrazione ha dedicato, in questi ultimi giorni, all’anniversario della Liberazione.

Appuntamenti che hanno avuto la condivisione dell’Anpi, Associazione che svolge nella nostra società il benemerito ruolo di coscienza, di memoria e di divulgazione delle gesta delle donne e degli uomini che oggi onoriamo.

Un programma di eventi ai quali hanno partecipato soprattutto i gli alunni e gli studenti delle nostre scuole, animandoli da veri protagonisti.

Ragazzi che sono stati al fianco della Sezione Anpi e al Gruppo Alpini di Cairo al Cippo di Via Medaglie d’Oro; che sono stati accanto ai lavoratori, a Bragno; che a Rocchetta hanno condiviso il ricordo dei loro caduti per la libertà.

Giovani che hanno contribuito al successo della Conferenza, organizzata dall’Anpi, in memoria dei Partigiani Cairesi che sacrificarono la loro vita nella lotta di Liberazione e che anche questa mattina, entusiasti e fieri, sono qui con noi.

La loro partecipazione, lo dico con orgoglio e personale soddisfazione, rappresenta il coronamento di un impegno che presi con me stesso quando, nel 2008 indossai, con una indicibile emozione, la fascia tricolore per il mio primo 25 aprile da Sindaco.

Pensai allora che la Festa della Liberazione avrebbe potuto anche diventare un’occasione durante la quale rinnovare e consolidare un patto tra generazioni, attraverso il quale gli ideali che mossero le donne e gli uomini che onoriamo, venissero riconosciuti dai giovani quali valori indispensabili per la realizzazione di una società più equa, democratica e progressista.

Questa giornata di festa costituisce l’evento collettivo più importante nella vita democratica della nostra Repubblica perché celebra il momento fondante della nostra storia: la Liberazione, che ha segnato l’avvio della nostra stagione democratica e repubblicana, fissata nel voto universale e nelle nostra preziosa Costituzione, approvata dall’Assemblea Costituente giusto 70 anni fa, il 22 dicembre 1947.

La Costituzione rappresenta lo spirito e l’essenza della nostra democrazia ed è la vivida rappresentazione dei valori di libertà, democrazia, eguaglianza e solidarietà, che hanno ispirato le donne e gli uomini che oggi onoriamo.

Oggi il nostro Paese, secondo me, ha la necessità di interrogarsi su come rendere concreti i principi contenuti nella prima parte della Costituzione, in un contesto di mutate condizioni economiche e sociali rispetto al passato: quale libertà? quale uguaglianza? quale possibilità per tutti di avere pari opportunità, quale di avere un posto di lavoro dignitoso?

Se ci pensiamo bene, rispondere a queste domande è il senso del nostro essere una comunità.

E l’ espressione vitale della comunità locale è l’Amministrazione comunale, che ha davanti a sé il compito preciso e difficile di declinare i valori che hanno ispirato la Resistenza e che hanno trovato spazio nella Carta Costituzionale, in una città che negli ultimi anni è profondamente cambiata e che proprio per questo pretende dai suoi amministratori una maggiore attenzione nei confronti dei beni comuni, che non devono intendersi come semplice sommatoria di pur legittimi interessi individuali, bensì sintesi alta dell’attenzione alla promozione di tutti.

Io penso che nel celebrare il 25 aprile ci si debba impegnare nel far rinascere le grandi utopie di libertà, giustizia ed uguaglianza che ispirarono la Resistenza, ma che sembrano quasi non avere più cittadinanza nella società contemporanea.

La Resistenza ci ha portato in dote una Repubblica democratica fondata sui valori antifascisti di equità, di pari opportunità, di inclusione sociale, di pluralismo e di solidarietà e noi dobbiamo sentirci quotidianamente informati ad agire secondo questi valori.

Senza timori di retorica, ritengo che la ricorrenza alla quale partecipiamo oggi sia uno dei pochissimi riti democratici collettivi rimasti.

Pertanto dovremmo viverla come un momento di autentica “resistenza” contro gli egoismi, contro l’individualismo liberista, contro l’intolleranza nei confronti dei diversi, contro l’indifferenza, contro l’opportunismo vigliacco e meschino del cortigiano.

In questa solenne giornata celebriamo la liberazione dalle feroci e meschine barbarie della dittatura fascista, commemoriamo la liberazione dalla “carestia morale” che per oltre vent’anni l’aveva alimentata, onoriamo la liberazione da quella “banalità del male” che aveva trasformato in mostri disumani persone povere di ideali.

Il fascismo aveva privato gli italiani dei diritti civili e delle libertà democratiche, obbligato ad un conformismo fondato sui disvalori del bullismo, della prepotenza, dell’arroganza, dell’emarginazione e dell’eliminazione dei diversi.

Il fascismo aveva soppresso i partiti e i sindacati, represso il dissenso politico, varato vergognose leggi razziali, e infine condotto l’Italia ad una sciagurata guerra di aggressione imperialista a fianco dei nazisti.

Celebriamo la Resistenza antifascista, che fu lotta armata coraggiosa, ma anche resistenza civile, che si tradusse in un nuovo umanesimo.

Così Calamandrei espresse l’importanza dell’antifascismo: “Nessuna vittoria militare, per quanto schiacciante, nessuna epurazione, per quanto inesorabile, potrà essere sufficiente a liberare il mondo da questa pestilenza, se prima non si rifaranno nelle coscienze le premesse morali, la cui mancanza ha consentito a tante persone di associarsi senza ribellione a questi orrori, di adattarsi senza protesta a questa belluina concezione del mondo”.

Io penso che avremmo bisogno di riscoprire gli ideali che animarono questi coraggiosi eroi della Resistenza, che oggi onoriamo, che potrebbero illuminarci per fronteggiare gli epocali mutamenti demografici, ambientali e sociali che stiamo vivendo.

Abbiamo bisogno di questi valori, perché vediamo dilagare nel mondo le drammatiche distopie di un terrorismo che vuole impaurirci e condizionare le nostre vite, che vuole precipitarci nelle barbarie del sospetto e dell’isolazionismo, facendoci rinnegare proprio quei valori che celebriamo qui, oggi.

Un terrorismo che si alimenta degli attentati del primo dell’anno in una discoteca ad Istanbul, dell’attacco a Londra in prossimità del Palazzo di Westminster, nella metro di San Pietroburgo, nel centro commerciale di Stoccolma, nell’attacco alle Chiese Copte egiziane nella domenica delle Palme, nell’assalto di Parigi di alcuni giorni fa con il dramma di tutte le loro innumerevoli vittime e feriti innocenti.

E come chiamare il raid aereo con ‘gas tossici’ lanciato contro Khan Sheikhun, in Siria?

E come non dichiararsi fortemente preoccupati per la pericolosa escalation del confronto Usa / Corea del Nord che sta per fare tornare il mondo negli anni bui della Guerra fredda e dell’equilibrio del terrore?

Credo che oggi ci dobbiamo sentire tutti impegnati a resistere ad un nuovo totalitarismo che si alimenta del primato degli interessi delle oligarchie economiche che schiacciano e azzerano lo Stato e subordinano le Istituzioni e la Politica.

Un totalitarismo che si manifesta manipolando la storia, azzerando le forme di rappresentanza sindacale e politica, indebolendo le tutele dei lavoratori, proprio come aveva fatto il fascismo.

È il totalitarismo dell’antipolitica, del non voto, che saccheggia i beni comuni, la nostra “res pubblica”.

Dobbiamo combattere questa antipolitica attraverso una cittadinanza attiva che eserciti sempre il diritto a quel voto che la Lotta Partigiana ci ha restituito.

Nella Resistenza gli Italiani maturarono i valori civili e politici, gli ideali che oggi sono espressi nella Costituzione che le donne e gli uomini che oggi celebriamo ci hanno consegnato con il compito di far vivere.

Calamandrei chiamò la Costituzione “la grande incompiuta”, non solamente perché non ancora attuata, ma anche perché la Costituzione è un cammino di democrazia che non deve concludersi mai, ma essere rinnovato quotidianamente dall’impegno di tutti i cittadini.

E secondo me dovremmo anche rinnovare l’impegno verso un’altra, meravigliosa utopia nata dall’antifascismo: quella di una ”Europa dei popoli” concepita nel confino fascista da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann e Eugenio Colorni.

Questa idea di Europa antifascista, che è alla base dell’Unione Europea, è quella di un continente “unito nelle diversità”, quello che ha solennemente celebrato, lo scorso 23 marzo, il 60mo anniversario della firma del Trattato di Roma, che istituì la Comunità Economica Europea, disciplinando il mercato comune basato sulla libera circolazione, delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali.

Oggi è con grande preoccupazione che vediamo abbandonare questa utopia, ed assistiamo all’affermarsi di logiche xenofobe e razziste, che alzano muri e tirano fili spinati, e al diffondersi degli egoismi nazionali che stanno rivelando tutte le contraddizioni dell’Unione Europea, un’Europa formalmente ancora unita, ma quasi solo più per motivi economici, nella quale il denaro e le merci girano liberamente, mentre le persone ne sono sempre più impedite.

In Italia e in Europa stiamo assistendo ad un preoccupante affermarsi di una spinta verso una destra razzista e autoritaria, una destra assai diversa da quella liberale.

Una destra che è in corsa per le presidenziali in Francia, che ha sfiorato la vittoria in Austria e in Olanda, e che dove è al governo già nega la libertà di stampa e di opposizione.

Una destra che cavalca il populismo e il risentimento, che enfatizza solo i valori che si affermano per opposizione, contro qualcosa o qualcuno, valori che incitano alle divisioni: noi contro loro.

Penso, tra questi, all’uso ideologico della religione, quando dismette consapevolmente il suo afflato universalistico e viene strumentalizzata a favore di interessi particolari, penso all’enfatizzazione del recinto etnico, come baluardo contro la diversità; alla difesa oltranzistica del territorio, rappresentato come luogo perennemente minacciato; penso al riduzionismo localistico come formula magica per spiegare tutti i problemi; penso all’illusione di poter risolvere da soli e semplicisticamente le difficoltà che ci bloccano e ci spaventano.

Per opporci a questa deriva, come penso sia nostro dovere, dobbiamo avere ben presente il dettato dell’articolo 10 della nostra beneamata Costituzione che prevede il “diritto d’asilo” per gli stranieri che, rischiando le loro vite, scappano dai loro Paesi per fuggire le miserie delle guerre e delle persecuzioni.

Dobbiamo impedire che questi tremendi drammi umani siano mistificati e strumentalizzati al solo scopo di una  immediata visibilità populistica, che sollecita istinti razzisti che affondano le radici nelle paure che vengono alimentate.

E non dobbiamo dimenticare che proprio sulle paure sono stati costruiti il fascismo e il nazismo.

I 70 anni di pace in Europa sono stati garantiti proprio dall’ideale di vedere uniti e cooperanti popoli diversi: e credo veramente che questo valore debba essere strenuamente difeso e rafforzato.

E penso che dovremmo altrettanto impegnarci per vedere pienamente realizzato il disposto dell’articolo 3 della Costituzione, che esprime  il principio di uguaglianza, in base al quale non devono essere attuate discriminazioni di alcun genere tra i cittadini, impegnando lo Stato a rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, perché credo che solo quando i cittadini hanno pari opportunità vi possa essere maggior benessere per l’intera collettività.

Penso che i valori della Resistenza che i nostri saggi Padri costituenti hanno attuato nei principi costituzionali debbano rappresentare gli ideali ai quali ispirarci se vogliamo coerentemente perseguire il benessere fisico, mentale e relazionale di tutti i cittadini.

Prima di concludere, consentitemi un’ultima riflessione.

L’attività politica per me ha significato essermi messo al servizio della comunità, esercitando una funzione pubblica improntata alla responsabilità delle mie scelte.

Ho sempre pensato, nella mia attività di amministratore, che solo impegnandomi in questo modo avrei potuto provare ad affermare, nel mio piccolo, la preminenza assoluta dei diritti inalienabili dell’uomo e allo stesso tempo contribuire a realizzare una società in cui tutti possano essere partecipi di una speranza collettiva di cui, oggi più che mai, sento fortissimo il bisogno per i giovani, per i lavoratori e per coloro che sono in difficoltà.

Ho sempre pensato che chi assume un incarico pubblico, a qualunque livello, debba finalizzare il proprio operato per cercare di raggiungere quel traguardo, intravisto con coraggio ed inseguito con doloroso sacrificio da tutti quelli che hanno messo in gioco le loro vite per rendere libere le vite di tutti noi che è rappresentato dalla ricomposizione del legame indispensabile tra la politica e l’etica, tra lo Stato, i suoi rappresentanti e l’interesse del popolo.

Ringrazio ancora l’ANPI di Cairo ed il suo Presidente, Leda Bertone,  per il  ruolo di coscienza critica che ci richiama al “dovere alla Resistenza” che alcuni padri della Costituzione come Dossetti avrebbero voluto che comparisse esplicitamente nella Carta, ma che di fatto ne informa tutto l’impianto.

Come avviene dal 2013, questa solenne ricorrenza si concluderà con la gioiosa Festa d’Aprile, animata dagli alunni dell’Istituto Comprensivo di Cairo e dagli studenti del Liceo Calasanzio di Carcare e dell’Istituto Secondario Superiore di Cairo che rappresentano degnamente, nel nostro territorio, quell’importante presidio di democrazia che è rappresentato dalla scuola pubblica italiana, e dai tanti insegnanti e dirigenti che vi si dedicano con passione.

La Festa della Liberazione è la ricorrenza più significativa per ogni Amministrazione Comunale che voglia promuovere le virtù civili dei propri cittadini, e per ogni cittadina e cittadino che senta di affermare i valori antifascisti di libertà, democrazia, diritti umani, pluralismo e tutela delle diversità, che sono tanto facili da perdere ma così difficili da riconquistare!

Viva la Resistenza!
Viva l’Italia libera e unita!
Viva Cairo partigiana e antifascista!

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